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EFEST




Efestiade di musica e altro
Efest è un festival di musica Etcetera. Intitolato a un Dio brutto e di cattivo carattere che, quando si applica, è un vero perfezionista: Efesto, l’unico a preferire l’Etna all’Olimpo. Il festival è strutturato per rassegne comunicanti, seguendo dei cicli lunatici che privilegiano le mezze stagioni, insieme a diverse altre cose che non ci sono più. L’attività segue le linee imprecise e i sussulti di un tracciato marcatamente discontinuo. Un codice istintivo che segna l’attività nascosta e l’incessante irrequietezza di chi cerca, come l’acqua, la propria strada. Interamente prodotto sotto l’auto patrocinio, il festival tesserà una ragnatela acustica con la quale catturare nient’altro che attenzione.
 
 
solos
rassegna di “solo” ispirata al Dio del vulcano, solitario per eccellenza.
 
INTRO
Incastonato tra due parole (Etcetera Festival) giace l’acronimo-dedica a sottolineare l’interesse per ciò che si agita dentro, quel buio panorama interiore appena rischiarato dall’incandescenza. Una radiografia più che una fotografia. L’attività occultata alla vista della rappresentazione pittoresca. I temi delle rassegne sono per diverse ragioni legati all’invisibile “manifesto”. A partire dalla scrittura, dalla sua crosta d’alfabeto che continua incredibilmente a celare significati infuocati, costringendoci a riformulare l’abituale paesaggio pensato. Spingendosi fino al più articolato parallelismo con un’altra isola similarmente opposta alla nostra, la terra del ghiaccio temperato, la terra del bianco colorato da muschi e cambiamenti. Una terra animata da presenze invisibili, così come la nostra da fantasmi d’ogni dove. Entrambe terminali dello stesso colossale edificio vulcanico.
 
Il festival ha una durata di trent’anni. La prima parte si chiuderà nel 2030, la seconda durerà 24 ore, la terza -invece- una settimana tutta di seguito. La quarta e la quinta parte -in via di definizione- occuperanno il tempo rimanente.
 
L’idea che muove il festival è molto semplice: tratteggiare l’identità del continuo movimento. Irregolare, ostinatamente indecisa, libera e inafferrabile al pari della fiamma che anima il fuoco, cui non a caso si ispira. Un’idea lasciata covare sotto le ceneri dei tentativi, e che s’intende ravvivare e alimentare con regolare aritmia, nella speranza che la temperatura delle proposte ne mantenga inalterata la purezza. L’inferno, ormai è chiaro, non si trova nelle viscere del vulcano, ma alle sue pendici, ordinato e regolato da una fede degenerativa particolarmente diffusa, la malafede.